L’Associazione Identità e Costituzione, di fronte agli ultimi accadimenti che si stanno registrando in Europa e all’intenzione manifestata apertis verbis da alcuni esponenti Commissari dell’Unione Europea di investire in armamenti ReArm Europe, ritiene opportuno e doveroso rappresentare
quanto segue:
investire in armamenti significa, senza possibilità di ombra di smentita, portare via risorse o diminuirle ad altri settori prioritari, ridurre risorse per gli investimenti destinati alla coesione sociale, alla sanità, alle infrastrutture, alla famiglia, alle attività economiche da svolgere in tempo di pace tra i popoli.
I
Alla base della volontà di armarsi – affermano i portavoce più trepidanti Von Der Layen e Macron- vi sarebbe l’imminente attacco armato della Russia all’Europa. vi sarebbe una reazione a difesa di un non meglio identificato paese membro UE contro un attacco possibile da parte di un “ nemico” . Ciò giustificherebbe un capovolgimento urgente ed emergenziale della programmazione e delle strategie dando priorità agli investimenti sulle armi per asserite (ma inesistenti) ragioni di legittima difesa.
II
Trattasi di narrazione che desta grande sconcerto, sconforto e preoccupazione, da un lato perchè proviene da soggetti istituzionali di vertice, dall’altro per la povertà di analisi in ordine alla ricostruzione dei fatti sul piano storico, politico e sociale.
Quantomeno ci si auspica che un soggetto istituzionale incaricato di rappresentare interessi di paesi e popoli e rivesta cariche istituzionale di quel livello sia dotato di lungimiranza, conoscenza storica, equilibrio , spessore, ponderazione.
Vediamo i fatti oggettivi su cui appare difficile fornire una ragionevole smentita:
III
E’ storicamente comprovato che la Russia non è interessata- né (lo era) in passato- ad espandersi e occupare territori di paesi membri dell’Unione Europea. La Russia sul piano geografico è già grande di suo, oltre che ricchissimo di risorse. Non sussiste alcuna attuale politica espansionistica su terre da annoverare come “occidentali” e che non appartenevano in passato alla Russia, che piuttosto, ha aspirato già dal periodo zarista nell’800 a controllare parte dell’India, dell’estremo Oriente e della Cina, la Manciuria, Alaska, Turkestan.
Le invasioni perpetrate da quella che un tempo era l’Unione Sovietica non avevano una finalità espansionista di “estensione” verso occidente ma solo di “repressione”. Sia in Ungheria (1956) o in Cecoslovacchia (1968), o anche prima, nel 1940 in Estonia o Lituania, lo scopo delle occupazioni era mirato al mantenimento politico e militare, originato da accordi storici (Patto di Varsavia) e da cui ne era insorta l’azione repressiva contro movimenti indipendentisti democratici che invece volevano sganciarsi da detti accordi.
Ad ogni buon conto, ogni occupazione o repressione che si possa qualificare fondatamente “antidemocratica” è stata sempre rivolta verso oriente o verso quelle popolazioni dell’Eurasia del nord che avevano subito l’influenza “sovietica”, e il succitato quadro sociale è rimasto connotato da incroci complessi di appartenenze tra russi, slavi russi, gruppi mongolici, caucasici, ugro finnici;
Di converso, altra è stata la finalità politica e storica dell’occupazione di alcuni paesi europei verso la Russia. Si pensi solo per esemplificare a Hitler, il cui fine era quello di espandersi oltre ogni confine tedesco e distruggere il popolo russo per conquistare le risorse come petrolio, ricchezze agricole e industriali. Idem la Francia con Napoleone che voleva lo scontro con le monarchie europee per poi assumere il controllo intero dell’Europa e il domino sulla Russia.
IV
Differente è l’influenza militare degli USA in Europa.
Già a metà ottocento gli USA si presentavano come potenza economica mondiale. Prima con la vittoria nella guerra messicana (1846-1848), dopo con quella ispanico (1898). Si (auto) proclamavano portavoce di una missione umanitaria, titolari di un “destino” a tutela della pace dell’intera umanità: “..la nazione alla quale era stato concesso di vedere la luce, destinata a mostrare il cammino ai paesi storicamente retrogradi, poiché aveva il compito di svilupparsi ed espandersi in tutta la sua potenzialità grazie al dono divino della più alta perfezione morale immaginabile.” (Così il Presidente americano Woodrow Wilson, da Anders Stephanson, Destino Manifesto: l’espansionismo americano e l’Impero del Bene, Feltrinelli Editore, Milano, 2004). Gli USA evocavano lo spirito di “civilizzazione” di ispirazione illuministica presentandosi gli Stati Uniti “ribelli” rispetto alla Casa Madre dell’Europa come eredi legittimi della pace, del “ius gentium universale” senza spazi ben definiti. Guida di un Mondo Nuovo fatto di libertà dei singoli dalla oppressione delle monarchie e in sostituzione dei vecchi principi reazionari da cui l’Europa non riusciva a liberarsi neanche con le rivoluzioni europee del 1848. (The Wealth of Nations di Adam Smith, 1776 edizione inglese).
Nell’ interesse USA al dominio militare si celava, sullo sfondo, quello soprastante degli scambi commerciali, la spinta per un coinvolgimento di spazi sempre più grandi e che fuoriuscivano dal territorio statale vero e proprio. Tra questi territori vi rientrava anche lo spazio del continente europeo e degli ingenti possedimenti nel mondo. Lo spazio europeo non era estraneo agli interessi economici degli Stati Uniti.
Per una analisi compiuta del ruolo degli USA in Europa non si può prescindere da dette constatazioni storiche.
Dal fatto, per esempio, che chi ha segnato il destino dall’Europa distrutta dagli eventi della prima guerra mondiale (Trattato di Versailles) non sono stati (solo) i paesi europei vincitori (Francia e Regno Unito), ma paesi non europei come gli Stati Uniti. Ciò, segnatamente, tramite la previsione contenuta nel Trattato della costituzione di un Organismo associativo internazionale che racchiudesse i paesi extraeuropei. Sono stati gli USA che già nel 1918 con il Presidente Woodrow Wilson in un discorso tenuto avanti le due Camere del Congresso, nell’esporre la strategia di politica internazionale, sarebbero stati fonte di ispirazione per la fine della guerra mondiale anticipando i punti programmatici che sarebbero stati portati all’attenzione delle conferenze di pace e di quanto poi sarebbe avvenuto, come di fatto è avvenuto, con la firma del Trattato di pace di Versailles e con la costituzione della Società delle Nazioni.
Situazione analoga è accaduta durante la seconda guerra mondiale. La sconfitta della Germania e i nuovi assetti ed equilibri sono stati calibrati in funzione di accordi tra Stati Uniti, Unione Sovietica e poi, subordinatamente, con quei soli paesi dell’Europa usciti vincitori dalla guerra.
V
Con riferimento, nello specifico, all’Unione Sovietica e a seguito della seconda guerra mondiale, questa aspirava con Stalin ad un controllo della Germania sconfitta dalla guerra e ad espandersi , ma sempre verso l’Europa orientale. Da qui la preoccupazione degli USA di cedere il passo alla potenza sovietica sempre più forte e incalzante sul piano della organizzazione militare, di perdere l’influenza e gli interessi economici sul continente europeo. Era una competizione tra maggiori potenze che, se pur alleatesi in funzione della guerra e della sconfitta del nazismo sullo sfondo, rimanevano divise da interessi di supremazia, da visioni ideologiche e modelli socio politici. Da qui ne è scaturita “la guerra fredda” tra i due blocchi contrapposti.
L’Unione Sovietica come vincitrice della guerra voleva far pesare la sua influenza verso l’Europa orientale ed esigeva il controllo dei territori della Bulgaria, Romania, Ungheria, Cecoslovacchia, o Konigsberg (poi divenuta Kaliningrad) che faceva parte della Prussia orientale da secoli, Sassonia, Brandeburgo, Berlino. Ugualmente non poteva prescindere- secondo il suo punto di vista- dal consolidare l’occupazione dei territori orientali. La stessa Polonia con l’assenso anglo-americano veniva fatta rientrare nella sua orbita. La vittoria della guerra faceva riemergere nell’URSS antiche ambizioni risalenti al periodo zarista e ora tramite Stalin potevano concretizzarsi.
Da non sottacersi tuttavia- in questo disegno sovietico- l’ interesse volto a costruire una barriera di sicurezza strategica per la propria difesa per neutralizzare una eventuale nuova aggressione. In base agli accordi finali la stessa Berlino veniva divisa in due, la zona ovest assegnata al controllo occidentale, la zona est ai sovietici.
Si sviluppava dunque una contrapposizione tra forze. Laddove questa espansione militare e anche economica dell’Unione Sovietica era vista dagli Stati Uniti come una competizione da neutralizzare, come serio pericolo che i paesi occidentali potessero finire nella sfera di influenza politica del regime comunista con la conseguenza per gli Stati Uniti di perdere il controllo strategico del continente europeo.
VI
Alla luce di quanto sopra, gli USA consolidavano la loro presenza e influenza in Europa, e, a riprova, nel 1948 a Parigi veniva istituita l’Organizzazione Europea di Cooperazione Economica (OECE), la cui funzione era economica e di ripartizione degli aiuti degli Stati Uniti per la ricostruzione.
In un arco temporale di circa quattro anni venivano ripartiti circa 14 miliardi di dollari. Ne erano destinatari i paesi firmatari Francia, Regno Unito, Austria, Belgio, Danimarca, Grecia, Irlanda, Islanda, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Svezia e Turchia. Partecipava anche l’Italia sconfitta dalla guerra. Successivamente divennero paese aderenti anche la Germania e la Spagna. Successivamente con il Trattato di Parigi del 14 dicembre 1960, l’Organizzazione si allargava anche a Stati non europei (con modifiche allo Statuto) ponendosi obiettivi più generali di cooperazione economica globale e non solo mirati agli aiuti specifici dell’emergenza, divenendo Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).
All’intervento economico da parte degli americani non poteva non accompagnarsi quello di difesa e militare.
Cosicchèle accennate preoccupazioni americane dovute alla presenza del blocco di contrapposizione dell’Unione Sovietica sono state alla base del Trattato di Bruxelles firmato il 17 marzo 1948 per la costituzione di un Organismo associativo tra i paesi dell’Europa (UEO) con cui si è dichiarato di promuovere la cooperazione europea nel campo della sicurezza e della difesa. L’accordo nasceva aperto agli stati dell’Europa occidentale, ma all’inizio veniva sottoscritto da Regno Unito, Belgio, Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi. Dietro la dichiarazione di intenti in termini di autodifesa e di organizzazione militare per la tutela della sicurezza dell’Europa da eventuali aggressioni e mire espansionistiche dell’Unione Sovietica, la finalità di fondo era garantire la difesa e la preminenza sui territori europei e perseguire, per il tramite di un Consiglio, la promozione della ripresa economica e con un coordinamento della produzione e sviluppo degli scambi commerciali.
E’ da qui, peraltro, si originano le basi della costruzione della integrazione europea. Il 4 aprile 1949 veniva firmato il Trattato del Patto Atlantico (entrato in vigore il 24 agosto 1949) firmato dagli Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Canada, Italia, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Portogallo, Norvegia Danimarca e Islanda. Nel 1951 aderiranno poi Grecia e Turchia. Il Trattato del Patto Atlantico e la nascita della Organizzazione internazionale della Nato di fatto superava il Trattato di Bruxelles con cui si estendeva l’alleanza di assistenza militare ed economica a livello intercontinentale tra Stati Uniti e i paesi dell’Europa occidentale. Per gli Stati Uniti era essenziale la presenza permanente sul territorio europeo -tramite una alleanza a sostegno ai paesi alleati dell’Occidente. Nella veste assumeva i connotati di un patto difensivo ma nella sostanza si trattava della costituzione di una forza militare integrata sotto un unico comando che prese il nome di NATO (North Atlantic treaty Organization). Ne scaturiva un impegno, una sorta di blocco occidentale in prevalente funzione antisovietica a prestarsi assistenza reciproca “agendo individualmente e congiuntamente, in modo continuo ed effettivo, mediante lo sviluppo delle loro risorse e prestandosi reciproca assistenza, manterranno e accresceranno la loro capacità individuale e collettiva di resistere ad un attacco armato”.
L’alleanza militare diventava stringente e un attacco armato contro uno degli stati alleati sarebbe considerato attacco diretto in legittima difesa contro tutte le parti. Al contempo era strumentale alla cooperazione economica, il cui ruolo degli Stati Uniti -come detto- si rivelava determinante nell’obiettivo da conseguire ove la forza da un lato e la prosperità economica dall’altro venivano ritenute essenziali per salvaguardare le libertà individuali e aumentare il benessere generale.
Per comprendere in modo compiuto quanto è accaduto in Ucraina non si può prescindere dalla disamina del contesto succitato e dalla presenza permanente di interessi Usa in territorio europeo.
A seguito del crollo dell’URSS vi è stato da parte della Nato un continuo avvicinamento delle sue forze verso i territori orientali. Avvicinamento che ha generato preoccupazione, acuita dalla circostanza che la Russia viene tuttora culturalmente identificata come “nemica” in quanto non intende plasmarsi sul modello di civiltà degli USA.
VII
Nel corso degli ultimi 30 anni si è registrato un continuo allargamento militare di forze verso la Russia. Prima con la Finlandia, poi verso la Svezia e la Turchia. Al contempo le richieste provenienti dalla Russia nel corso dei decenni passati di negoziare con i paesi Nato una intesa per evitare un eccessivo avvicinamento delle forze Nato ai confini con la Russia si sono rivelate vane. Nel 2021 Putin aveva ricercato un dialogo e invitato gli USA ad astenersi da ogni intervento di annessione dell’Ucraina nella Nato. In proposito si rivela illuminante e probante quanto dichiarato dal Segretario Generale della Nato Stoltenberg in occasione della riunione congiunta della Commissione per gli affari esteri (AFET) del Parlamento europeo del 7 settembre 2023:”…. Il contesto era che il presidente Putin dichiarò nell’autunno del 2021, e in effetti inviò una bozza di trattato che voleva che la NATO firmasse, per promettere che non ci sarebbe stato più un allargamento della NATO. Questo è ciò che ci ha inviato. Ed era una precondizione per non invadere l’Ucraina. Ovviamente non l’abbiamo firmato.
È successo il contrario. Voleva che firmassimo quella promessa, di non allargare mai la NATO. Voleva che rimuovessimo la nostra infrastruttura militare in tutti gli alleati che hanno aderito alla NATO dal 1997, cioè metà della NATO, tutta l’Europa centrale e orientale, avremmo dovuto rimuovere la NATO da quella parte della nostra Alleanza…. l’abbiamo rifiutato”.
Ne deriva che alla base della guerra in Ucraina insorta già prima nel 2014 “…perché la guerra non è iniziata a febbraio dell’anno scorso. È iniziata nel 2014. L’invasione a pieno titolo è avvenuta l’anno scorso, ma la guerra, l’annessione illegale della Crimea, la Russia è entrata nel Donbass orientale nel 2014”…), vi è una ragione legata a tentativi di espansione militare, di influenze e domini su territori, di competizione e conflittualità tra USA (per tramite della Organizzazione militare della Nato ) e la Russia.
A prescindere di chi possa avere torto o ragione in uno scenario sociale complicato, è evidente che siamo dentro un conflitto civile tra popolazioni ove la Russia è interessata a tutelare parte di popolazione di etnia russa che vive nelle succitate Repubbliche dell’Ucraina.
VIII
L’atto di aggressione e occupazione della Russia fa seguito a decenni di avvisi e richieste correlati al comportamento del governo ucraino, che agisce su mandato degli USA (Nato) in ordine a fatti consumati nel passato nelle Repubbliche Popolari del Donbass, di Donetsk e di Luhansk le quali hanno continuato a subire attacchi nei confronti dei cittadini russi ed essere perseguitati dal governo dell’Ucraina. Si tratta di Repubbliche reputate indipendenti e a maggioranza di etnia vicina alla Russia. La quale in più occasioni aveva richiesto l’osservanza dell’accordo di Minsk del 5 settembre del 2014 in cui si prevedeva, solo per esemplificare, la garanzia di un cessate il fuoco bilaterale, la creazione di una zona di sicurezza nelle regioni di frontiera tra l’Ucraina e Russia, il rilascio immediato di tutti gli ostaggi e di tutte le persone detenute illegalmente, una legge sulla prevenzione della persecuzione e la punizione delle persone di etnia russa, la garanzia di svolgimento di libere elezioni politiche in Ucraina, rimozione di gruppi illegali armati, attrezzature militari, così come combattenti e mercenari dal territorio dell’Ucraina sotto la supervisione dell’OSCE. Disarmo di tutti i gruppi illegali e altre condizioni tutte secondo la Russia disattese dalla Nato per tramite del governo Ucraino.
La storia del conflitto in Ucraina va esaminata dentro questo contesto politico, storico e militare ove il ruolo attivo e propulsivo che giocano i paesi membri dell’Unione Europea è quasi pari a zero posto che essi da decenni hanno subito le scelte assunte dagli Usa, da ultimo poi con il Presidente Joe Biden e con Donald Trump.
I paesi membri della UE sono serviti solo come strumento per finanziare la guerra voluta per volontà estranea ai loro interessi. La circostanza è confermata dalle dichiarazioni rese sia dall’ex premier britannico Boris Johnson , il quale il 29 settembre del 2024 ha riconosciuto che “in Ucraina “stiamo combattendo una guerra per procura, ma non stiamo dando ai nostri proxy la possibilità di fare il lavoro” e dalsegretario di Stato Usa, Marco Rubio, che così in data 6 marzo 2025 ha candidamente affermato che “il conflitto in Ucraina è una “guerra per procura tra Stati Uniti e Russia“.
Sulla base delle succitate considerazioni di valenza storica, politica e militare i paesi membri dell’Unione europea non hanno motivo per farsi coinvolgere ed entrare dentro un conflitto che riguarda come protagonisti gli USA e la Russia. Poiché il mandato alla guerra- come pacificamente ammesso- è stato voluto dagli USA, devono essere gli USA stessi, tramite il ritiro di quel mandato, a fermarlo o neutralizzarlo di concerto con la Russia.
IX
Non sussiste pertanto ragionevole motivazione di emergenza perché i paesi europei della UE si armino. L’asserita minaccia della Russia verso la UE non sussiste, nè trova ragioni storiche , tantomeno sussiste nell’attualità. Peraltro una rincorsa al riarmo con ingenti investimenti che si vogliono destinare in tecnologia, implementazione eserciti, missili, carri armato, scudi vari, sortirebbe poca efficacia rispetto alla potenza Russia che possiede migliaia di testate nucleari. Si tratterebbe quindi di un investimento sbagliato a discapito di settori che invece necessitano di incremento di risorse.
La soluzione è il dialogo e l’Ue non ha nessun interesse a considerare la Russia “ nemica”. Fermo restando, la leale e costruttiva alleanza che deve permanere con gli Stati Uniti d’America, purchè il territorio europeo non si tramuti in colonia satellitare USA.
X
Compito prioritario al momento per i paesi dell’Unione europea è quello di assumere una strategia propria e volta al dialogo, di guardare ad una politica estera autonoma che guardi ad una visione multipolare di pace e cooperazione internazionale, che superi l’attuale sudditanza, sfociante nell’imbarazzante servilismo, nei confronti degli Stati Uniti. È indispensabile intervenire per attuare una delegificazione dalla burocrazia asfissiante che sta bloccando l’economia, definire una strategia di digitalizzazione che non sia subordinata ai mercati finanziari e a influenze esterne.
Allo stesso tempo, è necessario introdurre una disciplina seria ed equilibrata dei mercati finanziari, fondata su linee guida chiare impartite da un’autorità politica europea. Sul fronte ambientale, è fondamentale promuovere una politica del clima e della sostenibilità che sia equilibrata e priva di esasperazioni ideologiche. Invece del riarmo, la priorità deve essere rappresentata dalla reindustrializzazione concreta degli Stati membri, all’interno di una visione di confederazione europea che deve condurre gradualmente alla federazione di Stati europei.
Per realizzare questi obiettivi, è imprescindibile una revisione radicale dei Trattati europei (Maastricht e poi Lisbona). Riprendere in mano il Trattato di Roma del 1957, rivisitarlo e riadattarlo alle sfide del presente e del futuro. Solo attraverso questa revisione si potranno affrontare efficacemente i problemi attuali e promuovere una cooperazione più forte e concreta tra gli Stati europei. E’ solo dentro questo quadro strategico e di intesa che potrebbe essere preso in considerazione un investimento di valenza militare per ragioni di sicurezza, ma non in funzione di una minaccia proveniente dalla Russia, posto che detta asserita minaccia non sussiste.
Ne consegue che sono da rigettare le ipotesi prospettate volte ad investire in armamenti, la cui attuazione andrebbe ad arricchire solo le industrie belliche e ad impoverire ancora di più i popoli europei senza che essi siano stati coinvolti come corpo elettorale in una scelta che contribuisce a segnare il loro destino.
Sassari 9 marzo 2025
Associazione Identità e Costituzione
Il Presidente
avv. Gianfranco Meazza