Il rischio delle semplificazioni storiche
e il declino della UE
I
Dopo tre anni di guerra, gli alleati occidentali dell’Ucraina hanno assistito alla defezione unilaterale degli USA.
Quando il governo Trump ha deciso di non sostenere ulteriormente lo sforzo bellico in Ucraina, gli alleati europei hanno scelto di serrare le fila intorno a Zelensky, respingendo qualsiasi negoziato con la Russia. Il disimpegno americano ha particolarmente irritato alcuni governi europei, tutti ossessionati da Putin e dalla Russia. Per dipiù si è voluto rincarare la dose equiparando Putin a Hitler.
Il risentimento verso Putin supera qualsiasi paragone storico o geopolitico, perché ad una attenta disamina dei fatti storici non esistono reali punti di contatto tra Hitler e Putin, né tra l’Operazione Barbarossa e l’attuale Operazione Speciale in Ucraina. Vediamo perché.
Quando Hitler prese il potere, la sua ambizione era conquistare l’Europa e le fertili pianure della Russia, il cosiddetto spazio vitale. Tuttavia, consapevole di non poter sostenere una guerra su due fronti, decise di accordarsi con Stalin. Grazie al patto Molotov-Ribbentrop, riuscì a garantire la pace a Oriente e ad accedere alle risorse economiche russe in cambio di tecnologie tedesche. Il patto conteneva clausole segrete che prevedevano la spartizione della Polonia.
Il 1° settembre 1939 la Wehrmacht invase la Polonia, e due giorni dopo Francia e Regno Unito dichiararono guerra alla Germania. Tuttavia, quando il 17 settembre le truppe sovietiche occuparono l’altra metà della Polonia, francesi e inglesi rimasero in totale silenzio.
L’Operazione Barbarossa, avviata il 22 giugno 1941, aveva obiettivi precisi: occupare militarmente la Russia fino agli Urali per favorire la colonizzazione tedesca e ridurre in schiavitù le popolazioni slave. Il piano prevedeva l’eliminazione dei commissari politici comunisti, delle popolazioni ebraiche e dei Rom. La guerra in Russia si trasformò rapidamente in un conflitto ideologico e genocidario, con il supporto di nazionalisti baltici e ucraini che consideravano Hitler un alleato nella lotta contro l’URSS. Tuttavia, l’ossessione ideologica nazista finì per compromettere gli obiettivi strategici della guerra, portando alla rovinosa sconfitta della Germania.
II
Il differente contesto storico della Russia di Putin
Dopo la caduta del Muro di Berlino e la dissoluzione dell’Unione Sovietica, gli americani si convinsero di aver sconfitto il comunismo e il loro storico nemico, la Russia. Ne seguì una spinta all’espansione del libero mercato e della NATO, nonostante gli accordi tra Gorbaciov e il segretario di Stato James Baker prevedessero il rispetto delle sfere d’influenza nell’Europa dell’Est. Tuttavia, nel 1999 la NATO inglobò Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria, allarmando Mosca. L’espansione continuò nel 2004 con l’adesione di Stati baltici, Slovacchia, Bulgaria, Romania e Slovenia, seguita da altri Paesi ex-jugoslavi.
Quando le mire occidentali si spostarono sull’Ucraina, gli USA iniziarono a finanziare i nazionalisti ucraini per ridurre l’influenza russa. Nel 2014, il presidente ucraino Viktor Janukovyc sospese le trattative con l’UE, scatenando la rivoluzione di Euromaidan, orchestrata con il supporto di Victoria Nuland e dei servizi segreti americani. Il governo filo-occidentale che ne scaturì eliminò la lingua russa come ufficiale e tolse i diritti civili ai cittadini di origine russa, specialmente nel Donbass. La reazione fu immediata: le Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk organizzarono un referendum per l’indipendenza, seguito dalla repressione militare ucraina e dai bombardamenti sulle regioni separatiste. Parallelamente, la Russia occupò la Crimea per proteggere la sua base navale nel Mar Nero.
Gli accordi di Minsk, volti a fermare il conflitto nel Donbass, furono sistematicamente disattesi dagli occidentali. Solo dopo l’inizio della guerra, l’ex Cancelliera Merkel ammise di aver ingannato Putin per dare tempo all’Ucraina di rafforzarsi militarmente.
Nel 2019, Zelensky vinse le elezioni promettendo la pace con la Russia, ma fu presto costretto dai nazionalisti ucraini a interrompere ogni dialogo. I bombardamenti sul Donbass continuarono, e le trattative per l’ingresso dell’Ucraina nella NATO proseguirono, convincendo Putin a reagire. Nel 2021, Mosca inviò due ultimatum alla Casa Bianca e alla NATO per bloccare l’adesione dell’Ucraina e della Georgia all’alleanza. La risposta fu negativa, e nel febbraio 2022 la Russia lanciò l’Operazione Speciale in Ucraina.
III
L’invasione dei territori dell’Ucraina
L’intervento russo, inizialmente concepito come una rapida operazione militare, si trasformò in un conflitto più lungo del previsto a causa della resistenza ucraina e del supporto occidentale. Mentre Erdogan tentava una mediazione, Boris Johnson si precipitò a Kiev per bloccare qualsiasi trattativa di pace, garantendo l’arrivo degli aiuti militari occidentali.
Nel frattempo, è stata avviata una propaganda per demonizzare la Russia, escludendola dai commerci internazionali e dal circuito Swift. Sono stati sequestrati beni russi per un valore di 270 miliardi di dollari e imposte dure sanzioni economiche. Gli Stati membri della UE hanno deciso di ridurre drasticamente le importazioni di gas russo, provocando un’impennata dei prezzi dell’energia, soprattutto in Germania e Italia.
La campagna mediatica contro la Russia si è spinta a tal punto fino a censurare artisti, sportivi e intellettuali non allineati alla narrazione ufficiale. Chiunque ricostruisca i fatti in modo differente rispetto alla narrazione ufficiale viene etichettato come “putiniano” e screditato pubblicamente.
IV
Il cambio di rotta con Trump
Alla fine del 2024, la vittoria di Trump alle elezioni americane ha cambiato drasticamente lo scenario. Il nuovo Presidente ha ribaltato la strategia progressista della guerra alla Russia, causando panico tra gli Stati membri della UE.
Il vicepresidente Vans ha criticato apertamente la radicalizzazione dello scontro da parte delle cancellerie europee e della Commissione Europea, mentre i governi europei, per evitare il collasso della loro strategia, annunciano ora un massiccio piano di riarmo da 800 miliardi di euro.
Per comprendere le vere cause del conflitto e la situazione sul campo, è essenziale ascoltare anche esperti americani non allineati alla narrativa ufficiale, come Larry Johnson, il colonnello Mac Gregor, Lawrence Wilkerson, Scott Ritter e Tucker Carlson. L’inchiesta sull’agenzia UsaID ha rivelato che circa 50 miliardi di dollari all’anno venivano usati per corrompere politici e giornalisti e rovesciare governi.
V
Conclusioni
La guerra in Ucraina ha messo in luce le fragilità delle istituzioni della UE e il suo cieco conformismo alle direttive statunitensi. Le élite europee non possono ammettere il fallimento strategico, mentre il governo Trump cerca di chiudere il conflitto per rilanciare gli USA.
La situazione registra una Unione Europea intrappolata nelle sue stesse contraddizioni, impotente e priva di strategia. Urge una rivisitazione strutturale delle sue istituzioni pena l’inesorabile decorso del declino.
La costruzione di un esercito comune europeo, per come sono strutturate le istituzioni europee è un’illusione, così come l’idea di un’Unione sempre più centralizzata.
L’unica soluzione è una federazione di stati sovrani con pari diritti, senza sacrificare le identità nazionali. In assenza di ciò, il futuro dell’UE appare segnato.
Sassari, marzo 2025
Dott. Roberto Seri
Identità e Costituzione ets