tra guerre e necessità
Nel XIX secolo l’Europa era il centro dell’Impero coloniale.
Le grandi potenze coloniali – Inghilterra, Francia, Spagna, Olanda, Belgio, Germania, Portogallo – si spartivano il mondo. Non era cooperazione, era competizione feroce, per conquistare terre, materie prime, sbocchi commerciali. Africa, Asia, India, Americhe: un mondo dominato a colpi di guerra e sfruttamento.
L’industrializzazione europea aveva bisogno di nuove risorse e nuovi mercati. Ma questa corsa sfrenata al potere – in nome della “civiltà” – finì per generare fratture insanabili tra gli stessi Stati europei.
Il risultato fu tragico: due guerre mondiali in meno di trent’anni.
Milioni di morti. Stati distrutti. Società spezzate. L’Europa – che dominava il mondo – si ritrovò a essere campo di battaglia. La fine della Seconda guerra mondiale certificò la perdita definitiva della leadership europea. A decidere il futuro del continente non erano più Londra o Parigi. Erano Washington e Mosca. L’Europa era da ricostruire. Ma prima ancora da ripensare.
Già nel XIX secolo gli Stati Uniti – nati dalle colonie europee – si affacciavano come forza economica, politica e militare emergente. Con la dottrina Monroe del 1823, prendevano le distanze dalle ingerenze europee nel continente americano, ma di fatto iniziavano a proiettarsi come potenza globale.
La loro idea: portare nel mondo il modello liberale americano, difendere la libertà dei popoli, ma anche espandere i propri interessi economici e politici.
Con la Seconda guerra mondiale e il Piano Marshall, l’influenza americana in Europa divenne dominante: finanziaria, militare, culturale. E così, mentre l’Europa faticava a rimettersi in piedi, gli Stati Uniti spingevano verso una cooperazione tra Stati europei, funzionale anche a contenere l’espansione dell’Unione Sovietica.
E’ da qui che nasce il progetto europeo: non per idealismo, ma per stabilizzare un continente fragile e incerto sul proprio futuro.
Nel 1951 nasce la CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio). Un’idea semplice ma potente: Francia e Germania, nemiche storiche, mettono in comune le risorse che avevano alimentato i conflitti. Era un modo per rendere la guerra “materialmente impossibile. Nel 1957 arriva il passo successivo: i Trattati di Roma, che danno vita alla Comunità Economica Europea. (CEE e all’EURATOM). L’obiettivo non era solo creare un mercato comune. Era costruire una nuova Europa unita non solo economicamente ma anche politicamente.
Ma la politica europea si fermò lì. I tentativi più ambiziosi – come la Comunità Europea di Difesa – fallirono per mancanza di consenso ( soprattutto della Francia) e per la resistenza degli Stati nazionali a cedere davvero sovranità.
Il progetto di un’Europa federale, con un esercito comune, una politica estera unitaria e una governance sovranazionale, non ha mai visto davvero la luce.
Le ragioni sono tante:
- i nazionalismi mai del tutto sopiti;
- le differenze economiche e culturali profonde;
- la tensione costante tra interesse comune e interesse nazionale;
- la presenza di attori esterni (come USA e URSS, poi Russia) con un’influenza decisiva.
L’Europa ha fatto enormi passi avanti sul piano dell’integrazione economica. Ma ha faticato – e fatica – a essere una vera Comunità politica.
L’Unione Europea è nata per impedire che l’Europa tornasse a distruggersi da sola. Per questo ha scelto come strada la cooperazione economica. Ma oggi, di fronte a nuove sfide globali (geopolitiche, di globalizzazione dell’economia, migratorie, energetiche, climatiche) quella costruzione incompleta mostra i suoi limiti.
Quello che siamo stati è la somma di spinte ambiziose e paure profonde.
Siamo nati dalla guerra, cresciuti nella competizione, e tenuti insieme (spesso) più dalla necessità che da una reale visione condivisa. La domanda è: vogliamo continuare così? O vogliamo davvero diventare una cosa diversa?
Sassari, marzo 2025
Identità e Costituzione ets
Avv. Gianfranco Meazza
p.s. quanto sopra non è altro che la sintesi breve e semplice di una disamina articolata sul piano storico e istituzionale e comprovata da documenti storici che verrà pubblicata nel sito.