dall’esperienza del Prof. Gianfranco Favini
La Morte Interiore, quella che avviene giorno per giorno, è, forse, peggiore della Morte Fisica.
Il Comune di Sassari mi nominò ”Garante delle Persone Private della Libertà Personale”, nel gennaio 2022.
Entrai, nel mese successivo, dentro le mura del carcere di Bancali, non immaginando, certamente, quanta ”Povertà Umana” potesse esistere, in quel ”Nascondiglio di Persone Invisibili”, per ” il Mondo Esterno”. Iniziò la mia esperienza, per ben due mattinate mi recavo dentro l’Istituto, con la voglia di apprendere e pormi con Umiltà nel rapporto con i Detenuti.
Ecco, adesso, parlo della Casa Circondariale Bacchiddu:
L’Istituto, facente capo a Sassari, è nella frazione di Bancali e dista circa 15 km dalla città.
Venne inaugurato nel luglio 2013, struttura nuova e conforme alle normative in vigore.
Comprende 8 Sezioni di detenzione ordinaria; una Sezione distaccata femminile; una Sezione speciale 41 bis.
Il Garante non può avere accesso al reparto 41bis, in cui sono presenti detenuti con reati di mafia, etc.
L’Organico degli Operatori che lavorano all’interno, in capo al Ministero Giustizia, sono rappresentati: Agenti Penitenziari; nel settore amministrativo sono il Direttore, Impiegati e la cosiddetta ”Area Trattamentale”(Educatori). Fa capo alla ASL il Reparto di Medicina, in totale autonomia.
L’articolo 27 della Costituzione Italiana, enuncia chiaramente che il ”PRESUPPOSTO DELLA PENA DEL DETENUTO E’ LA RIEDUCAZIONE DELLO STESSO” nell’ambito dei Diritti della Persona che ha perso la Libertà.
Il problema di questo carcere, come pure di tanti altri in Sardegna, riguarda:
–sovraffollamento: nel 2024 si contarono 460 internati; il numero eccessivo degli Ospiti, è uno dei fattori negativi, che tocca il Sistema carcerario italiano. La Corte Europea ha più volte sanzionato l’Italia per avere violato i Diritti dell’Uomo, applicando, un Trattamento disumano e degradante, alla Persona privata della Libertà Personale.
Il carcere di Bancali avendo circa 12 anni di vita, dovrebbe essere un ”Modello” di vivibilità per le Persone residenti e ciò non è, per i seguenti motivi:
–Le Sezioni sono costruite, con un numero di 16 celle, estremamente ristrette, dove convivono anche quattro detenuti per unità; all’interno della cella, un piccolo bagno con doccia, I mq. disponibili, per poterci vivere, sono assolutamente insufficienti per potersi muovere e convivere.
–la giornata del Detenuto si svolge prevalentemente dentro la stanza; le nuove normative impongono solo 4 ore di ”uscita dalla cella”, poco tempo è destinato alle attività ”ricreative”.
Altro problema, che grava psicologicamente sul Detenuto, riguarda il rapporto con i Familiari; gli incontri sono estremamente scarsi nell’ambito del mese e in particolare ne soffrono gli Stranieri, che rappresentano circa 1/3 della popolazione carceraria, hanno loro familiari in Paesi Extra Comunitari.
— Una Sezione autonoma è il Reparto di Medicina che fa capo alla ASL di Sassari; è situato al 2° piano della struttura, di fronte alle sezioni carcerarie presenti in quel piano.
L’Organico Sanitario è sottodimensionato, nell’ambito dei Servizi da erogare a una quantità enorme di persone da assistere, anche in urgenza.
Il numero dei Medici fino alla fine del 2024 erano quattro, gli Infermieri presenti di fatto quindici, un numero limitato di OSS, di Psicologhe, di Psichiatre.
–La Sezione Trattamentale, composta da circa sette Educatrici, con la Responsabile, presenta un numero insufficiente di professioniste, che dovrebbero trattare ”l’Ausilio Umano ” al Detenuto, svolgono un Lavoro Saltuario nel contesto del ”Sovraffollamento” dedicando poco tempo, per Detenuto, che viene lasciato solo nella sua ”Depressione”.
— dopo alcuni mesi dalla nomina, mi resi conto della situazione tragica della Vita delle persone carcerate, in particolare della 1/a Sezione. Questa Sezione fu definita da me, un ”Lager”, anche in denunce fatte al Procuratore della Repubblica Regionale Patronaggio; I rinchiusi sono Malati Psichiatrici con Tossicodipendenti, 4 per cella, dove i problemi sono molteplici, nella giornata di vita ”Impossibile” avvengono atti di violenza, autolesionismo e rischio di suicidio. Appurato della gravissima situazione, in tutte le Sezioni da me visitate , nel giugno 2022 avanzai la proposta, a tutto l’Organico Apicale del Sistema Penitenziario e all’Assessore Servizi Sociali del Comune di Sassari, Avvocato Gianfranco Meazza, di una Riunione presso la Direzione Generale ASL << Situazione del Carcere di Bancali>>. Fu accolta favorevolmente la mia richiesta, che rappresentò, in assoluto, la prima ”Riunione Plenaria” nella Gestione del Carcere di Bancali.
In quella Riunione furono presentate, dal sottoscritto delle Analisi di Criticità, dal Presidente del Tribunale di Sorveglianza, condivise dal Direttore Sanitario ASL e dagli altri presenti: Area Trattamentale e medici del Carcere. Come Garante proposi allo Staff Apicale ASL, la utilizzazione di 13 stanze disponibili nella Struttura, come Repartino Sanitario ( SAI) per le Urgenze, lo stesso venne disposto all’uso nel settembre del 2023, con apposito Personale socio sanitario.
Quelle Riunioni le riproposi periodicamente ogni due mesi e ciò permise il” Lavoro Sinergico” sulle Criticità Carcerarie.
LE MIE GIORNATE IN GALERA
Arrivo verso le 9,30, generalmente il lunedì e il venerdì; passo nelle due diverse postazioni di controllo; al piano terra e 1° piano ci sono gli uffici e Area Trattamentale, il Direttore. Raramente entro in questi uffici, vado direttamente verso le Sezioni, attraversando immensi corridoi; nel primo hanno postazione gli Agenti, in diverse stanze e operano nella prima accoglienza della Persona arrestata. Il mio rapporto umano è ottimo e collaborativo con tutto il Personale del piano terra. Proseguo e camminando passo vicino al reparto della cucina; arrivo alla postazione in cui sono presenti gli Agenti e mi faccio attribuire una stanza per ricevere i detenuti per i colloqui. Altre volte, seguito da un Agente, vado nelle varie Sezioni ed entro nelle celle, su invito dei presenti. E’, certamente, avere il Rapporto Diretto con la Persona nella Sezione, che mi porta a pensare che<<io sono uguale e fratello>>, soprattutto <<chi sono io a giudicare>>, non penso che mi trovo di fronte Persone, che hanno compiuto efferati delitti contro Se Stessi e verso Altri. Questi Ragionamenti mi portano a pensare che anche io << sarei potuto nascere in un contesto di ”Miseria Umana”>>, che non è solo Povertà economica, ma è prima di tutto Sociale, Culturale, Violenza, che scaturisce dal vivere in contesti umani, degradati dal mancato Intervento delle Istituzioni.
Ho terminato il mio Incarico di Garante, nel gennaio 2025, cosa mi rimane di questa meravigliosa Esperienza :<< Ho ricevuto, da Apprendista, ” Lectio Magistralis”>>.
Sassari 27/03/2025
Identità e Costituzione ets
Prof. Gianfranco Favini
“La morte interiore, quella che avviene giorno per giorno, è forse peggiore della morte fisica”
Con queste parole il Dott. Favini introduce una riflessione che tocca il cuore della questione penitenziaria.
Risuona in esse il pensiero di Emmanuel Lévinas, quando parla del volto dell’altro come interpellazione etica: nei corridoi del carcere, dietro le sbarre, quei volti non scompaiono, ma diventano invisibili. L’esperienza del Dott. Favini ci racconta che ha imparato a vederli di nuovo, a riconoscerli come fratelli, come uguali. È lì che il carcere smette di essere solo un luogo di pena, diventando uno specchio dell’umano, dove la fragilità dell’altro rivela quanto sottile sia il confine tra “libertà” e “reclusione”.
La sua esperienza di Garante si configura così come un percorso di consapevolezza, quasi iniziatico. Comprende che il crimine non nasce sempre da una colpa individuale, ma spesso da una colpa collettiva: povertà, abbandono, violenza sistemica. «Chi sono io per giudicare?», si chiede. In questa domanda si apre la possibilità di una giustizia diversa, che non si limiti a punire, ma che costruisca relazioni e riconosca l’umanità anche dove sembra svanita.
Il testo denuncia con chiarezza le criticità del sistema penitenziario: violazioni che minano i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione e dalle Convenzioni internazionali. L’articolo 27 della Costituzione italiana afferma che “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Tuttavia, il carcere di Bancali – nuovo per edilizia, ma vecchio nello spirito – sembra più orientato al contenimento che alla riabilitazione.
Il merito del Garante è stato quello di riportare al centro la dignità della persona detenuta, favorendo un dialogo interistituzionale tra ASL, Direzione carceraria, Servizi sociali e Magistratura di sorveglianza. Un esempio concreto di governance integrata, che dovrebbe diventare prassi, non eccezione.
Il sovraffollamento, la carenza di educatori, psichiatri, psicologi, operatori sanitari, e soprattutto la mancanza di spazi vitali e di reali possibilità di reinserimento, non sono novità. Ma il fatto che persistano anche in strutture recenti è un fallimento collettivo. Significa rinunciare alla funzione rieducativa del carcere, lasciando che diventi una “discarica sociale” che alimenta la devianza anziché contenerla.
Come ricordava Michel Foucault, “la prigione fabbrica dei delinquenti”. È compito nostro interrompere questa catena, ripensando la pena non come esclusione, ma come occasione di ricostruzione del legame sociale. Perché l’umanità, anche dietro le sbarre, non è mai persa: va solo riconosciuta.
Sassari, 2025
Identità e Costituzione ets
Avv. Gianfranco Meazza